La parola "ceramica" deriva dal greco "Kèramos" (argilla per stoviglie): questo tipo di materiale, costituito da una terra a base di silicato di alluminio e con un colore che a dal grigio al rossiccio (in base alla quantità di ferro presente), fù il primo materiale ad essere utilizzato dall'uomo, in virtù della sua capacità di assorbire acqua, divenire malleabile al tatto e facilmente plasmabile.

La Maiolica

Con la parola maiolica si intende un manufatto realizzato con acqua e argilla, lavorata a mano o al tornio, essiccata o cotta, per la formazione di oggetti per uso o per decoro.

E’ parte di una grande famiglia che comprende la terracotta, la terraglia, la porcellana, e tutti i manufatti per la casa, l’edilizia e l’industria: per citarne alcuni i mattoni, le tegole, il vasellame, il gres, gli isolatori sino ai pannelli termici per le navicelle spaziali.

La parola ceramica origina dal greco keramos che significa argilla o, secondo un’altra interpretazione dal greco keras che era il corno di animale, primo oggetto di uso come contenitore di liquidi.

Tutte le civiltà ci hanno lasciato testimonianze interessanti su questi manufatti: gli arabi, gli egizi, gli etruschi, i greci, i romani, sino ai nostri giorni con nomi come Matisse, Picasso, Dalì.

Dopo una produzione semi-arcaica sino al ‘300, inizia in Italia nel ‘400 e soprattutto nel ‘500 la realizzazione di manufatti rimasti insuperati per originalità di forme.

La parola maiolica sembra derivare dal nome dell’isola di Maiorca che, nel grande commercio con l’Italia alla fine del Medioevo, ci ha portato manufatti spagnoli, soprattutto piatti cosiddetti ispano-moreschi, che hanno favorito una produzione straordinaria rimasta ineguagliata sino a tutto il ‘600.Faenza è il centro che più ha avuto risonanza in tutta Europa, a tal punto da far chiamare ancora oggi questi prodotti fayence.

La produzione italiana perde l’originalità e l’inventiva sino allora mantenute anche se conserva qualità di disegno e di prodotto, soprattutto nell’oggettistica popolare che continua per tutto il corso dell’800.



Cornucopia keras corno di animale, primo oggetto di uso come contenitore di liquidi.
Pulcinella decorato su maiolica

La Maiolica Napoletana

La “Riggiola” è una piastrella decorata e maiolicata, costituita da una base di argilla rivestita da uno smalto di piombo stannifero (con presenza di stagno), talvolta decorato, nata, come spesso accade, da un’esigenza tecnica: la necessità di impermeabilizzare la superficie dell’argilla.

Sembra che i primi ad utilizzare questa tecnica furono gli Egizi, quindi i Greci e i Romani, ma con la caduta dell’Impero Romano, questa tradizione si perse, per poi essere reintrodotta in Europa con la conquista araba della Spagna. A Majorca, infatti, installarono il maggior centro di produzione, e lo stesso nome dell’isola delle Baleari deriva da quello antico di Majolica.

“Majolica” fu, dunque, il nome dell’argilla smaltata, in Italia, mentre “faience” fu quello adottato in Europa. Quest’ultimo deriva dalla cittadina emiliana di Faenza, dove è fin dal Rinascimento una tipica lavorazione del prodotto ceramico, distribuito in tutta Italia e in Europa. Naturalmente la diffusione avvenne anche a Napoli, fra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo, a cui risale anche il nome “riggiole”, soprattutto per la decorazione di chiese e conventi, più raramente nelle abitazioni private.

La struttura delle superfici maiolicate era costituita da una piastrella centrale (tozzetto) circondata da altre esagonali, che presentavano, prevalentemente, decorazioni policrome.

Nel XVI secolo, la migliorata tecnica permise l’assottigliamento della piastrella, ed inoltre la decorazione fu basata sulla monocromia di tonalità turchina.

A questo periodo risalgono maggiori fonti d’informazione rispetto al secolo precedente, grazie alle quali abbiamo notizie di una gran quantità di maestri napoletanidi questo prodotto e, di conseguenza, di diverse tecniche decorative.

Nel XVII secolo Napoli era una delle grandi capitali europee, con vasti traffici commerciali, in vari prodotti, fra cui quello delle majoliche.

L’immigrazione dalle province compensò le perdite di popolazione dovute alle epidemie, anche nell’artigianato inerente alla produzione delle maioliche, situato prevalentemente nella zona del Lavinaio (adiacenze di Piazza del Carmine).

Le fabbriche di maioliche erano chiamate “faenzere”, e “faenzari” gli artigiani che vi lavoravano, per l’influenza che aveva lo stile faentino, consistente in uno smalto bianco di grande spessore e di ottima qualità.

Sempre più questo prodotto fu utilizzato nelle chiese e nei conventi, che, talvolta, erano addirittura proprietari di fabbriche per produrle: fra essi quello di SS. Marcellino e Festo e quello di SS. Pietro e Sebastiano.

La maiolica napoletana raggiunse una qualità tale che fu anche merce di esportazione con altri Paesi, o meglio, di “scambio culturale”, in special modo con la Spagna.

Le produzioni si influenzarono a vicenda: a Napoli ci sono esempi di decorazioni maiolicate “contaminate” dalle tipiche azulejeras, e in alcune chiese di quel Paese ci sono opere influenzate o addirittura prodotte a Napoli.

Nel XVIII secolo l’immigrazione a Napoli e in Campania di ceramisti provenienti dalla cittadina di Castelli d’Abruzzo portò nuova linfa alla produzione della maiolica partenopea per tutto il periodo barocco.

La più evidente innovazione apportata dai nuovi artigiani giunti in città fu l’introduzione, nelle decorazioni, di soggetti paesaggistici, molto adoperati a Napoli per tutto il Settecento.



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